Nota a margine
Non sono nata
dalla polvere
non ritornerò
polvere.
Non sono discesa
dal cielo
e non tornerò in cielo.
Io stessa sono il cielo
come una volta di vetro.
Io stessa sono la terra
come un fertile suolo.
Non sono fuggita
da alcun luogo
e non tornerò
in alcun luogo.
A parte me stessa non conosco altre lontananze.
Nel turgido polmone del vento
e nel cuore indurito delle rocce
devo
me stessa
qui
dispersa
ritrovare.

Lo saprete già tutti. Ma io l'ho scoperto solo oggi. Cercando Akira Kurosawa sull'IMDB ho notato dal link che questi corrispondeva al nm (name) 41. Quindi, rendendomi conto che il motore di ricerca dell'internet movie database punta ai record del suo database con un numero progressivo che indica in che ordine cronologico sono stati inseriti i record, ho voluto vedere quali fossero i primi nominativi mai inseriti nell'archivio. E sono questi qui sopra.
![]()
Sono contento. Ieri mattina sono stato a Villa Gregoriana, a Tivoli. Un posto dove scendi giù giù a capofitto in una gola con cascata e simil-grotte, dove, nonostante i sentieri di terra battuta, le scale in mattonicini e i parapetti in legno, ti senti come Klaus Kinski in Fizcarraldo (ma meno incazzoso e alleggerito di 4 euro).
La parte più bella della visita è stato però il tragitto per arrivare. Sbagliando strada siamo finiti in una realtà parallela fatta di fabbriche abbandonate e strane gallerie che sembravano uscite da un episodio di Sogni di Akira Kurosawa.

Dopo la non calorosissima accoglienza a Cannes erano in pochi a riporre qualche speranza nella prima prova americana di Wong Kar-wai. Ineffetti la genesi stessa del progetto faceva pensare quasi ad un ripiego nell'attesa di girare l'inseguitissimo Lady from Shangai.
A dirla tutta, dopo aver smaltito l'entusiasmo iniziale della prima visione e aver fatto sedimentare il precipitato di dubbi che in ogni caso mi avava assalito, il film non mi ha convinto del tutto. Intendiamoci, cose buone e ottime ce ne sono. In particolare la prima parte oscilla tra il bello e l'accettabile, con le sequenze più riuscite che sono stilisticamente (e non) dalle parti di Hong Kong Express. Anche questo particolare aspetto, se da una parte fuga i dubbi sulla paternità delle scelte stilistiche più riuscite dei vecchi film di Wong (che più d'uno avrebbe attribito in larga parte a Christopher Doyle), dall'altra mi ha dato l'idea di un voler ripescare alcuni degli stilemi più accessibili e di facile presa (ma nel senso buono) per confezionare un prodotto in qualche modo immediato in termini di rappresentatività del suo autore presso il pubblico occidentale.
Ad ogni modo, dicevo, la prima parte scorre offrendo anche dei picchi di intensità emotiva di un certo valore (così come è pur bello l'intenso finale), la seconda, invece, e più precisamente tutto il segmento dell'incontro con Natalie Portman non mi ha entusiasmato. In particolare ci sono delle scelte stilistiche parecchio cafone, come il montaggio alternato, durante la partita di poker, tra i volti della Portman, di Norah Jones, delle fiches (nel senso dei soldini finti, non delle due attrici!) e della Jaguar: il tutto sembra un spot... ma di quelli brutti. Ora io non so se la Jaguar sponzorizzi il film, ma mi stupirei del contrario. La presenza del logo LG in 2046 non era altrettanto invadente.
Il film in sostanza non fa avanzare di un passo la poetica del suo autore che, a mio parere, aveva dato una prova di rinnovamento maggiore, al di là di quanto si dica, con 2046.
Le interpretazioni (Norah Jones, Jude Law, Natalie Portman, Raquel Weisz), dal canto loro, sono adeguate e ad un certo punto appare pure Cat Power (ovvero la donna che nel bel mezzo dei concerti si mette a piangere e se ne va) e questo già da solo varrebbe il prezzo del biglietto.
E poi, alla fin fine, del film ti rimangono tante cose e immagini impresse nella memoria, tanti aneddoti (le chiavi!), la colonna sonora (The greatest!!!!) e quella poetica nostalgica tanto care all'omino con gli occhiali da sole che conserva sempre, anche nella ripetizione, un valore inestimabile per noi vecchi e giovani malinconici. E tutto questo, zitti zitti, vuol dire che vedere My blueberry nights non è stato proprio tempo buttato.
Insomma, io oggi torno a vederlo! Alla faccia vostra! :-P
P.S. Altre recensioni, più entusiaste le trovate presso il giovin cinefilo, quì, e presso la signorina vendicativa, quì.
P.P.S. Rivisto al cinema. Doppiaggio pessimo: "Quella sera scelsi la via più lunga per attraversare la strada" diventa "Quella sera non attraversai la strada". Dove finiremo?
THE GREATEST - Cat Power